Torino, bufala case regalate a Rom. Giornalismo e spazzatura

Pagina aggiornata il 10 Settembre, 2019

In questi giorni si sta diffondendo in rete una notizia che riguarda Torino e gli insediamenti Rom. Diversi siti internet d’informazione cittadina e non, insieme a pagine e gruppi dei social network, stanno pubblicando notizie false (o adeguatamente manipolate) al fine di attirare sulle proprie piattaforme più visitatori possibili. Un genere di giornalismo (o pseudo informazione) che potremmo tranquillamente definire “spazzatura”, che approfitta dell’ingenuità delle persone alimentando discriminazione gratuita e l’incremento del classico “qualunquismo”, della serie tutti gli stranieri sono o terroristi o criminali o ladri e così via, senza mai soffermarsi sul singolo caso e giudicare in base al contesto, senza generalizzare.

E’ giusto avere proprie opinioni, anzi, è auspicabile che ognuno difenda le proprie idee. Ma la base dev’essere sempre costruita su solide fondamenta, su notizie certe, su fonti attendibili. Non serve a nulla produrre “bufale“. O meglio, serve solo a creare confusione e allarmismi da una parte, e contribuisce al successo mediatico (e spesso anche economico) di quei siti internet, giornali, gruppi social, che producono ininterrottamente notizie false, dall’altra.

Il caso delle abitazioni “regalate” ai Rom di Torino ne è un chiaro esempio. Qui, prima di riportare le delibere del Comune, possiamo riassumere i punti principali:

  • Non sono case popolari, si tratta di social housing
  • Non sono case regalate
  • Sono in affitto, affitto che l’inquilino contribuisce a pagare insieme alle utenze (elettricità, acqua, gas…)
  • Sono destinazioni provvisorie (massimo due anni)
  • Sono destinate a coloro che rispettano le regole indicate nella delibera
  • Sono destinate a coloro che lavorano e che accettano l’inserimento in percorsi scolastici e formativi
  • Si tratta di famiglie già censite
  • Il progetto utilizza fondi europei destinati a questo tipo di integrazioni (“Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi terzi”). Sono stati stanziati, all’Italia, 103 milioni di euro per il periodo 2007-2013
  • Non vengono utilizzati soldi “tolti” agli italiani (i fondi europei non potevano essere utilizzati per altri fini)
  • Verranno seguiti continuamente dalle associazioni
  • Le aree dei campi smantellati verranno recintate e sorvegliate per impedire nuovi insediamenti
  • Le famiglie troveranno posto in varie strutture (terreni in provincia, vecchie cascine inutilizzate, abitazioni)
  • I Rom rumeni (come coloro che vivono nella zona Lungo Stura Lazio) sono comunque cittadini della Comunità europea (la Romania fa parte dell’Unione Europea dal 1° gennaio 2007)
  • Chi lo desidera verrà rimpatriato in Romania.
  • Nel 2012 (ultimo dato disponibile) sono state assegnate case per il programma abitativo di edilizia sociale ad italiani (76%), stranieri comunitari, tra i quali i Rom (5%), stranieri non comunitari (19%).

Il problema esiste a Torino da decenni, così come in moltissime zone d’Italia. E’ opportuno trovare urgentemente delle soluzioni. E’ inutile soffermarsi sul classico “fuori dall’Italia” tanto sbandierato da chi in realtà non ha ben inteso quale periodo storico stiamo vivendo; non siamo più nel medioevo, quando i confini venivano difesi da torrette e cannoni. Espellere tutti non è possibile e va contro le direttive internazionali, oltre a ledere i diritti comunitari. E comunque, è storicamente provato che non è così che si elimina il problema. Senza contare che numerosi nomadi sono nati in Italia e vivono nel nostro Paese da molti anni.

Le “Linee programmatiche 2011-2016” riguardano l’organizzazione della vita cittadina in modo tale da tutelare la sicurezza, le famiglie, i beni, contro qualsiasi comportamento illegale, per vivere quotidianamente senza paura.
L’Amministrazione Comunale, per conseguire questo obiettivo, cerca di agevolare la collaborazione con le forze dell’ordine e la magistratura; incrementa il servizio fornito dalla Polizia Municipale sul territorio; aumenta il livello di sorveglianza attraverso la strumentazione tecnologica; lotta contro lo spaccio di stupefacenti e il traffico illegale.

Per quanto riguarda il “Protocollo Nomadi“, in accordo con il Ministero degli Interni, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino e gli Enti Locali, il Comune si adopera affinché siano riconosciuti i diritti (previsti dalla legge e dalle Convenzioni internazionali) dei Rom.

Sicurezza uguale legalità, rispetto delle leggi, trasparenza, rispetto dei cittadini.

Il progetto, principalmente incentrato nella Circoscrizione 6, vuole superare una situazione rimasta in stallo da circa 30 anni che ha creato, e che crea, problemi di diversa natura: dal degrado alla criminalità, dalla mancanza di igiene ai danni ambientali, dallo sfruttamento minorile alla precaria situazione sanitaria in cui sono costretti a vivere anche i bambini.
I disagi si sono diffusi quando son nati, sul territorio, dei campi abusivi oltre ai tre legalmente autorizzati.

Le aree più colpite sono in via Germagnano e in lungo Stura Lazio, dove il contesto diviene sempre più pericoloso, coinvolgendo anche le zone limitrofe (quartieri Barca Bertolla, Falchera, Pietra Alta) con furti presso le abitazioni civili, disagi nei confronti dei lavoratori AMIAT e del canile.

Non potendo sopportare più oltre tale scenario in espansione, l’Amministrazione Comunale e le altre Autorità competenti si sono posti degli obiettivi di particolare urgenza:

  • Smantellare, in maniera progressiva, i campi non autorizzati dei Rom, partendo da lungo Stura Lazio
  • Procedere con l’accoglienza, allontanando chi non rispetta le regole e non si adegua
  • Inserire gradualmente piccole famiglie in diverse località della Regione Piemonte
  • Rispetto del concetto di patto di cittadinanza e del “fare insieme”: autorecupero, autocostruzione e corresponsabilità.
  • Rispetto del territorio e dei diritti civili.

Con 22 voti favorevoli su 25 votanti, si sono approvati i punti in oggetto e si è deciso

  • di procedere con gli impegni previsti dalla deliberazione di Giunta (vedi sotto il testo della Delibera 23 aprile 2013)
  • di escludere ogni altro tentativo di costruzione di nuovi campi nomadi
  • di smantellare il campo di lungo Stura Lazio, migliorando la vivibilità di altri insediamenti autorizzati
  • di organizzare azioni per la realizzazione degli obiettivi di particolare urgenza sopra indicati
  • di nominare un Osservatorio permanente che avrà il compito di monitorare la situazione e il rispetto delle procedure da adottare per conseguire gli obiettivi.

Ecco come si è svolta la votazione in Consiglio Comunale:

PER APPROFONDIMENTI

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Altro sgombero campo nomadi
(Lungo Stura Lazio a Torino).

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